Kulturerbe für alle/Patrimoine pour tous/Patrimonio per tutti

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Kulturerbe und Terrorismus

Veröffentlicht von Kulturerbe für alle (Admin) vor 1 Woche

Von Raphael Diaz

Zahlreiche Medienberichte führten uns in den letzten Jahren vor Augen, wie verheerend sich bewaffnete Konflikte auf das Kulturerbe auswirken. Terroristen inszenieren sich als Bilderstürmer und finanzieren ihren Kampf durch illegalen Handel mit Kulturgut. Zurück bleiben zerstörte Bauwerke und geplünderte Museen und Fundstätten. Mit der Veränderung des Konfliktes in Syrien und im Irak besteht die Gefahr, dass all dies allmählich in Vergessenheit gerät. Gerade wenn die mutwillige Zerstörung von Kulturerbe nicht in aller Munde ist, sollten Massnahmen für deren Vorbeugung gesucht und implementiert werden.

Meiner Ansicht nach müssen diese unter strenger Beachtung der Sensibilitäten, Argumente und Ziele von Terroristen entwickelt werden, wobei vor allem mittel- bis langfristigen Massnahmen Erfolg versprechen.

Meist verfolgen Terroristen mit ihren Taten mehrere Ziele. Eines davon ist, dass die inszenierte Zerstörung von Baudenkmälern und die Plünderung von Museen eine weltweit grosse Resonanz generiert, während die Bekanntgabe blosser Zahlen von Toten in fernen Ländern kaum mehr beeindruckt. Nur noch namentlich genannte Opfer oder zerstörte Baudenkmäler vermögen die Gemüter noch aufzuregen.

Hierzu wäre der Effekt einer Unterschlagung (oder einer Verzögerung) von Nachrichten über die Zerstörung von Kulturerbe durch die Medien prüfenswert. Die unmittelbare Kommunikation dieser Taten sollte vor allem in Spezialistenkreisen stattfinden, da diese für Einschätzungen auch die notwendigen Kompetenzen haben. Die Sensibilisierung der Bevölkerung für denkmalpflegerische Werte sollte nicht über die Nachrichten von Terrorakten, sondern über aktuelle regionale Beispiele erfolgen.

Ein weiteres Ziel von Terroristen liegt im Verschwindenlassen von Objekten, die nicht direkt zu ihrer Kultur gehören. Damit wird eine Verstummung der kulturellen Vielfalt von Regionen erreicht und damit jede mögliche mehrdeutige oder opponierende Leseart eines Ortes verhindert.

Unser Ziel kann nicht sein, Extremisten von der Vielschichtigkeit und der Vernetzung von Kulturen zu überzeugen. Viel mehr wäre eine Herangehensweise wünschenswert, welche die gefährdeten Objekte in eine auch für Extremisten bedeutsame Chronologie oder Kausalität verortet. Gute Beispiele wären etwa die Kathedrale/Moschee von Cordoba und die Hagia Sofia. Sie helfen mit zu kommunizieren, dass Kultstätten nicht isoliert existieren, sondern von anderen Bauformen, Kulturen und Religionen geprägt wurden und ihrerseits weitere Bauten prägen. Kann die Relevanz eines Baudenkmals für die eigene Kultur aufgezeigt werden, gelingt es womöglich, dessen Zerstörung zu verzögern oder sogar ganz abzuwenden.

Das eigentliche Zielpublikum dieses neuen Narrativs wären Jugendliche, welche sich in einem beeinflussbaren Alter befinden und somit auch das grösste Potential für eine Radikalisierung aufweisen. Diese sind zudem noch in einem Alter, in dem sie eine identitäre Verbindung zu den besagten Baudenkmälern aufbauen können. Ich halte es für wenig wahrscheinlich, dass Personen welche zum Extremismus tendieren, Zugehörigkeiten leichtfertig aufgeben. Dafür muss eine Person den Wert eines Objektes nicht verstehen, sondern diesen auf einer persönlichen Ebene erfahren.

Die heute im Vordergrund stehenden Massnahmen zur Bekämpfung der Zerstörung von Kulturgütern sind sicherheitspolitischer Natur oder ensprechen einem akademischen Narrativ. Beide Herangehensweisen dienen zwar als Antworten auf Anschläge, stärken jedoch die Prävention nicht nachhaltig. Wenn wir die Beziehung von Extremisten zum Kulturerbe verändern wollen, müssen wir lernen, ihre Sprache zu sprechen und uns auf Argumentationen einlassen, die uns zwar dürftig erscheinen mögen, aber für das Überleben von Kulturgut unerlässlich geworden sind.

Baaltempel, Palmyra

Der Baaltempel von Palymra wurde im August 2015 von Terroristen gesprengt.

Di Eva Carlevaro

Patrimonio per tutti! Così è stato denominato il concorso di idee indetto dall’Ufficio federale della cultura in occasione dell’anno europeo della cultura 2018.

Patrimonio per tutti! Patrimonio archeologico, patrimonio culturale immateriale, patrimonio mondiale!! Evviva! Lavorando in ambito culturale ed essendo socia di numerose associazioni attive nella tutela e nella salvaguardia del patrimonio culturale questa iniziativa mi rallegra! Nuove idee per apprezzare, comunicare e conoscere il nostro patrimonio sono sicuramente le benvenute. 

Tuttavia mi sorge una domanda… se esco dai miei “canali culturali” abituali e utilizzo la rete per vedere come viene recepito il patrimonio culturale in internet, cosa troverò? E soprattutto, ci sono differenze tra le varie regioni linguistiche?

Beh, facendo una breve ricerca su internet ho avuto una sorpresa. “Googelando” i termini patrimonio culturale e Svizzera, in italiano, mi appaiono 305'000 risultati, in tedesco Kulturerbe Schweiz è collegato a 281'000 siti, in francese patrimoine culturel e Suisse ne contrassegna ben 528'000 e in romancio si possono trovare 37'000 pagine internet. Quindi, se teniamo conto che il 63 % della popolazione in Svizzera parla tedesco, il 22 % parla francese, l’8 % italiano e lo 0,5 % parla romancio, ne risulta che i “romanci” e gli italofoni sono proporzionalmente più sensibili alla tematica del patrimonio culturale? Mi viene un dubbio e ripeto la ricerca su di un computer impostato sulla lingua tedesca, magari il mio computer “italofono” è di parte…e invece… anche in un browser “tedesco” il numero di siti trovati per lingua rimane più o meno invariato.

E quindi? Si tratta solo di una differenza di numero o i siti si distinguono anche per i contenuti? A prima vista sembrerebbe solo una questione di numero: in tutte le lingue il tema maggiormente trattato è l’anno della cultura 2018 e la partecipazione del nostro paese alla manifestazione (gli amministratori di questa pagina internet possono ritenersi soddisfatti). Un secondo indirizzo che appare in tutte le lingue è quello dell’Amministrazione federale e delle associazioni attive nella tutela del patrimonio culturale, in terza posizione troviamo il sito dell’Unesco. Guardando però un po’ più attentamente emergono alcune differenze che riguardano le tematiche trattate.

I romandi e i “romanci” sfruttano molto il marchio Unesco e quello del patrimonio culturale immateriale per pubblicizzare siti e percorsi turistici. Il riconoscimento viene utilizzato in maniera positiva dalle località turistiche per sottolineare l’importanza, l’interesse e il valore dei luoghi e per invogliare i possibili visitatori. Ma anche i gruppi locali che si occupano della protezione del patrimonio regionale appaiono fin dalle prime pagine della ricerca.

Le pagine in italiano presentano le stesse caratteristiche di quelle in francese e in romancio: tra i primi siti trovati appaiono quello dell’anno della cultura 2018, ma anche quelli di progetti di ricerca, enti e associazioni locali che operano nell’ambito della tutela del patrimonio culturale. A questi temi si aggiunge la problematica dei beni trafugati dall’Italia che arrivano in Svizzera per essere rivenduti.

E nei siti in tedesco? Accanto ai siti ufficiali menzionati sopra, ampio spazio viene dato alle notizie dell’attualità, per esempio al carnevale di Basilea da poco entrato a far parte della lista del patrimonio immateriale dell’Unesco. A differenza dei siti della Svizzera francese, però, sembra che il termine patrimonio culturale venga utilizzato meno attivamente dalle località per farsi conoscere, bisogna infatti sfogliare alcune pagine prima di trovarli e anche le associazioni e i gruppi locali sono meno in evidenza.

Certamente per ottenere dei risultati attendibili da questo tipo di ricerca bisognerebbe compiere uno studio più approfondito. È chiaro che i motivi che stanno alla base di queste differenze possono essere di svariata natura (il francese ad esempio è una delle lingue ufficiali dell’Unesco, questo potrebbe comportare l’elevato numero di siti internet in questa lingua, oppure questo divario potrebbe anche essere dovuto al logaritmo o ai filtri utilizzati dal motore di ricerca).

A conclusione della mia piccola statistica qualitativa, ben inteso, non quantitativa, mi accorgo che per la sensibilizzazione e la partecipazione alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale elvetico rimane ancora molto da fare. I siti internet che citano il patrimonio culturale svizzero e la loro frequenza presentano delle evidenti differenze e queste disuguaglianze dovrebbero far riflettere sul modo di utilizzare la rete per valorizzare il nostro patrimonio nelle varie regioni linguistiche.

Par Julien Vuilleumier et Stefan Koslowski

La Convention de l’UNESCO pour la sauvegarde du patrimoine culturel immatériel a un impact puissant en raison de l’ouverture laissée par ses dispositions. Par la nécessité d’interpréter et de mettre en œuvre celles-ci pour promouvoir la participation, elle déploie son potentiel culturel et social. Les discussions sur la notion de patrimoine culturel immatériel, sur la façon de valoriser des pratiques culturelles dans le patrimoine culturel immatériel et sur les interactions entre patrimoine culturel immatériel, matériel et numérique offrent la possibilité de dépasser les représentations traditionnelles de la culture et d’aiguiser notre propre sens et perception des pratiques culturelles.

Le jardinage urbain fait partie de la liste des Traditions vivantes en Suisse depuis son actualisation à l’été 2017. (Ringier Dokumentation, Photo : Sobli / Sigi Maurer)

La Convention de l’UNESCO pose par ailleurs la question de savoir ce qui nous paraît important aujourd’hui et ce qui le sera demain. Elle provoque une discussion sur nos valeurs. Elle attire également notre attention sur un autre aspect : l’article 15 prévoit que chaque Etat s’efforce d’assurer la plus large participation possible des communautés, des groupes et, le cas échéant, des individus qui créent, entretiennent et transmettent ce patrimoine. Il s’agit donc de favoriser la perception des différents acteurs impliqués dans la valorisation du patrimoine culturel immatériel. «Vivre» le patrimoine culturel immatériel signifie donc partager, participer, prendre part, être partie prenante et faire partie de.

Le point le plus important de la mise en œuvre de la convention est l’établissement et la mise à jour périodique d’un inventaire du patrimoine culturel immatériel. L’objectif est d’encourager la reconnaissance, la valorisation et la sauvegarde du patrimoine culturel immatériel. En 2012, l’Office fédéral de la culture (OFC) a publié un premier inventaire comportant 165 entrées sous le titre «Liste des traditions vivantes en Suisse». L’expression «traditions vivantes» accentue la continuité recherchée entre le passé, le présent et le futur, le continuum des processus de changements et les possibilités de transformation de la culture.

La «Liste des traditions vivantes en Suisse» est élaborée conjointement par la Confédération, les cantons et des experts. Elle ne doit être considérée ni comme le résultat définitif d’un travail scientifique précis ni comme une mesure des pouvoirs publics. Elle ne fait que rendre compte de l’état des discussions sur la perception et l’évaluation des traditions vivantes dans la société. La mise à jour de la liste durant l’été 2017 a donné l’occasion de contrôler et, le cas échéant, d’adapter les entrées existantes. Pour les nouvelles inscriptions, l’accent a été mis sur les traditions vivantes dans le contexte urbain. Exemples: les coopératives d’habitation, la culture techno, le jardinage urbain de Zurich, l’autogestion du centre autonome de jeunesse de Bienne (CAJ), les Courses bernoises de caisses à savon, la Revue genevoise, les Sculptures et constructions en neige de La Chaux-de-Fonds ou la culture des festivals en plein air présente dans toute la Suisse. La liste actualisée comprend désormais 199 entrées. Elle tient compte également de propositions de la population. Des spécialistes mandatés par les instances cantonales en charge de la culture sont en train de préparer la documentation relative aux traditions vivantes. En été 2018, la liste réactualisée sera publiée sous la forme d’un inventaire en ligne étayé par une vaste documentation.

Denkmalpflege geht alle etwas an

Veröffentlicht von Kulturerbe für alle (Admin) vor 1 Monat

Von Nina Mekacher

Denkmalpflege ist eine gesamtgesellschaftliche Aufgabe. Die Verantwortung liegt nicht nur beim Staat und den Eigentümerschaften, sondern bei jedem einzelnen. Eine gesellschaftlich relevante Denkmälererhaltung ist ohne bürgerschaftliches Engagement nicht zu haben.

Postmoderne Beliebigkeit hin oder her: Ich bin überzeugt, dass Bezeichnung und Schutz von Denkmälern nach wie vor gesellschaftliche Relevanz haben. Und ich bin genau so überzeugt, dass wir etwas unternehmen müssen, um mehr Menschen in die Denkmalerhaltung einzubeziehen. Im politischen Diskurs wird dies heute gerne als Teilhabe bezeichnet. Diese Teilhabe muss weit über Sensibilisierung und Kulturkonsum hinausgehen. 

In den letzten dreissig Jahren hat sich unsere Gesellschaft wesentlich verändert. Sie ist heterogener geworden. Ihr Erfahrungshorizont hat sich vom regionalen ins globale erweitert; sie hat Abschied genommen von absoluten Wahrheiten, Autoritäten und allgemein anerkannten Werten. Die individuelle Freiheit scheint wichtiger als die Zugehörigkeit zu einem Kollektiv. Nicht von ungefähr hat sich auch das Interesse am Denkmal weg vom Objekt hin zum Menschen entwickelt. Der internationale Denkmaldiskurs betont heute das Potenzial des Kulturerbes für ein gutes Leben. 

Als Akteure der Denkmalpflege müssen wir uns dieser Herausforderung stellen. Wichtig scheint mir, dass wir dabei nicht alles bisher Erreichte über den Haufen werfen. Dass wir also den Menschen durchaus in den Mittelpunkt stellen, dabei aber nicht das Objekt an den Abgrund rücken. 

Wir haben bisher versucht, der heterogenen Gesellschaft gerecht zu werden mit einem breiten Denkmalverständnis. Dieses will Zeugnisse für alle relevanten gesellschaftlichen Bereiche erhalten. Dabei ist die Selektion nicht einfach und nie unumstritten. In unserer ausdifferenzierten Gesellschaft ist es schwierig geworden, geteilte Werte zu finden. Ein öffentlicher Konsens, was ein Denkmal ausmacht, ist kaum noch zu erreichen. Man hat vor diesem Hintergrund auch schon die Abschaffung der staatlichen Denkmalpflege gefordert.

Das neue Paradigma, das den Menschen in den Mittelpunkt stellt, hat eine weitere Folge: Das Denkmal ist voll eingebunden in die Leistungsgesellschaft: Es muss sich rechnen. Es muss uns nicht nur als Teil der Gesellschaft sondern auch als Individuen direkt etwas bringen. Seien wir ehrlich: je nach Kontext getrauen wir uns kaum mehr, das Wort Schutz in den Mund zu nehmen. Zumindest nicht ohne gleich Nutzen und Nutzung hinterher zu schicken. Nichts darf statisch stehen bleiben. Es gibt keine Erhaltung ohne Entwicklung, sei sie nun nachhaltig oder nicht. Der Planungsansatz ist auf dem Vormarsch. Management of change ersetzt Erhaltungsstrategien. Gleichzeitig gibt es überall Sehnsüchte nach Geschichte, Gemeinschaft und Identität. Diese werden auf ganz unterschiedliche Arten ausgelebt.

Ich möchte Denkmäler als Identitätsangebote hochhalten: Ihre Vielfalt, ihre Zeitschichten und ihre Vieldeutigkeit ermöglichen identifikative Prozesse gerade auch in der pluralistischen Gesellschaft. Daher müssen wir weiterhin darum bemüht sein, repräsentative Zeugnisse unserer Geschichte zu erhalten und zu schützen. Dabei scheint mir der Rückgriff auf das Gebot der Erhaltung der historischen Substanz wichtiger denn je: nur sie erlaubt ein vertieftes und immer neues Denkmalverständnis.

Wie aber fördern wir Denkmalverständnis? Die Zeiten der Deutungshoheit des Staates sind vorbei; die Bezugnahme auf eine nationale oder regionale kulturelle Identität bleibt für viele eine leere Floskel. Es wäre noch eines, wenn dies zu einer Vielfalt von alternativen Denkmaldeutungen führen würde. Die könnten wir froh als notwendigen Bestandteil eines zeitgemässen Denkmalpluralismus abhaken. Heute ist es aber so, dass die Frage kaum jemanden bewegt. Kaum einer denkt, dass ihn Denkmäler wirklich etwas angehen.

Wir versuchen täglich zu vermitteln, dass Denkmäler sinnstiftend sein können. Dass es Gründe gibt für die Erhaltung von Bauten und Objekten, die jenseits der Ressourcenökonomie liegen und die dem Kollektiv ideell etwas bringen. Das reicht aber nicht. Wenn wir Denkmalpflege als gesamtgesellschaftliche Aufgabe anerkennen, müssen wir sie auch möglichst vielen Menschen öffnen. Wir müssen den Meinungsaustausch fördern, den Dialog suchen und auch bereit sein, neue Impulse aufzunehmen.

Eigentlich sind wir ganz gut aufgestellt, was den Einbezug der Zivilgesellschaft in Staatsaufgaben betrifft. In der Schweiz verstehen wir ja die Zivilgesellschaft nicht prinzipiell als Gegensatz zum Staat, sondern als Ergänzung, als Korrektiv und als Innovationskraft. So sind zum Beispiel die Förderung der Denkmalpflege durch den Bund, die Eingliederung des Natur- und Heimatschutzes in die Bundesverfassung und – soeben erst – die Strategie des Bundes für Baukultur auf bürgerschaftlichen Impuls und Druck hin eingeführt worden. 

Darauf können wir aufbauen. Wir können vermehrt strukturierte Dialoge anstossen. Wichtig wird sein, diese wirklich breit abzustützen. Wir müssen herausfinden, was es braucht, damit mehr Menschen die Denkmalpflege nicht nur verstehen, sondern auch mitgestalten und mitbestimmen. Und wir müssen herausfinden, was zu tun ist, damit sie dies auch wollen. Lasst mich betonen: es geht nicht in erster Linie darum, fehlende Ressourcen der öffentlichen Hand auszugleichen, sondern allen zu ermöglichen, die Gesellschaft aktiv mitzugestalten. 

Mein Fazit: Auch die pluralistische, ausdifferenzierte Gesellschaft braucht Denkmäler und Denkmalpflege. Dazu gehören staatliche Zwangsmassnahmen. Trotz all der gebotenen Offenheit für Entwicklungen, gilt es manchmal, rote Linien zu ziehen. Denkmalpflege muss gleichzeitig aus der behördlichen Exklusivität heraustreten und sich der offenen Gesellschaft stellen; nur so kann ihre gesamtgesellschaftliche Relevanz zum Tragen kommen und neue Horizonte eröffnen.

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